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La Serie 3 E21
Inserito il 17 novembre 2003 alle 19:29:41 da atae21.

Le E21 Alpina

Grazie allo stretto rapporto che da sempre la lega alla BMW, Alpina presenta già nell’autunno del 1975 tre modelli derivati dalle Serie 3 E21. Il primo modello, basato sulla 320 e siglato A1/3, prevede una blanda elaborazione del quattro cilindri M10, che consiste nel montaggio di due carburatori Solex a doppio corpo (120 CV di potenza); come sulla 320 di serie è possibile l'utilizzo della benzina normale da 95 ottani. Più sofisticata la A2/3, sempre di derivazione 320: offre 150 CV ottenuti grazie all'adozione di un albero a camme con profilo specifico e di due carburatori Solex a doppio corpo, e richiede la benzina super da 98 ottani. Per alcuni mercati è disponibile l'opzione "S" che eleva la potenza di 15 CV.
Il modello più potente della gamma è derivato dalla 320i: si tratta della A4/3, che dispone di ben 160 CV. In questo caso, il motore è alimentato con l'iniezione meccanica Kugelfischer; dispone inoltre di pistoni Mahle in alluminio con giochi bassissimi all’interno dei cilindri, testa riprogettata con camere di combustione più efficienti, valvole più grandi e albero a camme con profilo specifico. In alcuni mercati è possibile scegliere anche l'opzione "S", che eleva la potenza a 175 CV. Da notare che le sigle di identificazione prevedono, per la prima ed ultima volta nella storia Alpina, l'aggiunta in coda del numero della serie preceduto dalla barra.
Tutti i modelli montano di serie l’assetto sportivo e i bei cerchi in lega leggera Alpina da 13’ con misure differenziate: canale da 6' davanti e da 6' 1/2 al retrotreno, una raffinatezza che all’epoca solo le Porsche 911 possono vantare (i pneumatici rimangono però della misura 185/70 HR 13). Il cambio Getrag a 5 marce e il differenziale autobloccante sono forniti su richiesta. Quanto alla carrozzeria, le Alpina sono riconoscibili dallo spoiler anteriore e dalle caratteristiche strisce decorative (Deko Set) applicate sul frontale, sulle fiancate e tra i gruppi ottici posteriori. Esse sono piuttosto vistose e perciò non gradite a tutti i clienti: Alpina offre gratuitamente la possibilità di eliminarle tutte oppure solo quelle laterali. Le scritte di identificazione restano quelle del modello originale, 320 o 320i; ad indicare che non si tratta di una E21 qualsiasi vi sono solo le diciture "Alpina" sulla coda e sul Deko Set, se presente.
A richiesta sono disponibili numerose possibilità di personalizzazione, tra cui i sedili anteriori Scheel, rivestiti in finta pelle nera o in stoffa nera con strisce verdi e blu, i colori Alpina.





Le viste fondamentali di una delle prime 320 A1/3 da 120 CV. Questa vettura è comparsa sui cataloghi Alpina pubblicati fino al 1977 (il Deko Set originariamente era presente anche sulle fiancate ed era bicolore blu e verde), ed è stata esposta nello stand di BMW Classic alla Techno Classica di Essen del 2009. Il doppio scarico non è originale. (foto "blackboxes66")


Al volante colpisce l’equilibrio generale e la sensazione di grande sicurezza, nonostante i consistenti incrementi di potenza rispetto alle versioni di serie: Alpina non si è limitata ad un’elaborazione volta al solo incremento delle prestazioni, ma è intervenuta globalmente sulla vettura, per assicurare una meccanica adeguata anche sotto il profilo dell’affidabilità e della durata, pari al modello di serie. I limiti di tenuta sono molto più alti rispetto ai modelli di serie, grazie ad un assetto efficace in ogni situazione; ottimi anche i freni.
Le vetture Alpina erano già da anni vendute ed assistite dai concessionari della Casa madre: queste modifiche possono quindi essere ordinate insieme alla vettura nuova, che viene allestita nella fabbrica Alpina di Buchloe, oppure, analogamente a quanto avveniva negli anni ’60 con le elaborazioni Abarth, sono vendute in kit completi che possono essere montati da qualunque concessionario BMW e non fanno decadere la garanzia della Casa.


Una 320 A2/3 da 150 CV in un'immagine tratta dal catalogo del 1977.


Parallelamente alla produzione di vetture e di kit completi di elaborazione, Alpina vende anche le componenti singole, per cui è possibile, per esempio, intervenire solo sull’assetto, sui freni o sull’estetica, secondo le esigenze ed il portafogli del cliente: il rovescio della medaglia è purtroppo costituito dai prezzi, direttamente proporzionali alla qualità dei prodotti, e quindi molto elevati.
Nel gennaio 1976, le vetture di serie montano la fascia in plastica rigata tra i gruppi ottici posteriori. Le Alpina, invece, mantengono la caratteristica decorazione; la placca viene però montata se il cliente richiede l’eliminazione del Deko Set Alpina.
Queste vetture rimangono in produzione fino alla fine del 1977, beneficiando di tutti gli aggiornamenti apportati dalla BMW alle auto di serie.
Tra il settembre del 1977 e il marzo del 1978, a Monaco inizia la produzione delle 320 M60 e 323i equipaggiate con il "piccolo" 6 cilindri M60: Alpina non studia subito una propria versione elaborata, ma ha comunque in serbo interessanti novità, svelate alla stampa di lì a pochi mesi.
Nel frattempo, per tenere occupate le linee di produzione, offre una piccola serie di 320 M60 e 323i allestite direttamente a Buchloe mantenendo la meccanica di serie, ma con assetto, freni, cerchi ed estetica della precedente A4/3. La produzione di questi “ibridi”, che sui documenti rimangono registrati come comuni 320/323i (motivo per cui non compaiono nella tabella “Guida all’identificazione”), prosegue per meno di un anno; già sui cataloghi di fine 1978 non se ne trova più traccia.
Finalmente, nel marzo 1978 viene presentata (in Italia, nella cornice del Lago di Garda) la B6 2.8, derivata dalla 323i. Insieme alle B7 Turbo (su base Serie 5 E12) e B7 Turbo Coupé (Serie 6 E24), è la prima auto sviluppata completamente dalla Casa di Buchloe e non concepita come trasformazione di un modello BMW. Come dice la sigla di identificazione, essa monta il motore B6 di 2800 cm3, originato dal 6 cilindri M30 e già visto sulle E3, E9 ed E12. Questo motore eroga una potenza considerevole anche per gli standard odierni, 200 CV @ 6400 giri/min. (la 528i di serie sviluppa 177, poi 184 CV), e dispone di una curva di coppia favorevole anche ai bassi regimi. Da rimarcare l'innovativo sistema di accensione Dr. Hartig senza parti in movimento e l'iniezione meccanica Zenith–Pierburg.
La stessa potenza di 200 CV si sarebbe potuta ottenere in modo più semplice, trapiantando il 3.2 litri delle 633/733, ma i tecnici Alpina preferiscono puntare su un motore di cilindrata più contenuta per una migliore distribuzione dei pesi: il sei cilindri di cilindrata più elevata avrebbe gravato ulteriormente di massa l’avantreno, peggiorando la maneggevolezza della vettura.
La B6 2.8 è prodotta solo con carrozzeria berlina. Esternamente si riconosce dai modelli precedenti per lo spoiler posteriore e per i cerchi in lega leggera Alpina da 15' con misure differenziate: canale da 6' con pneumatici 195/50 davanti e da 7' con gomme 205/50 al retrotreno. Anche il servosterzo, i sedili Scheel ed il serbatoio maggiorato da 96 litri fanno parte della dotazione di serie. Per la prima volta nella storia Alpina, la vettura reca sulla carrozzeria la sigla attribuitale a Buchloe: quindi la scritta identificativa è B6 2.8, e non 323i Alpina.


Una foto ufficiale distribuita alla stampa in occasione della presentazione della B6 2.8.


La nuova politica industriale di Alpina, volta a tutelare l'immagine di altissima qualità che i suoi prodotti si erano guadagnati, ha portato alla decisione di offrire solo la vettura completa allestita a Buchloe, interrompendo la consuetudine di commercializzare anche il relativo kit per il postmontaggio. La complessità della trasformazione, infatti, è tale da interessare ogni parte meccanica della vettura e Alpina non vuole correre il rischio di vedere il suo marchio su vetture che non rispettano i suoi standard produttivi, allestite da terzi sui quali non può esercitare alcun controllo.
Su strada il nuovo modello esalta le qualità già apprezzate sulle precedenti versioni a 4 cilindri, offrendo prestazioni di grande rilievo, valide ancora oggi. L’unico vero difetto di questa vettura è, come al solito, il prezzo, superiore del 50% rispetto a quello della 323i. Per dare un'idea più precisa, nel maggio 1980, con la dotazione di serie la 323i costa in Germania 23.350 DM; l'Alpina C1 36.500 DM, e l'Alpina B6 2.8 la bellezza di 47.950 marchi.


Una B6 2.8, in una foto tratta dal catalogo Alpina del 1979.


Naturalmente la B6 2.8 beneficia di tutta l’evoluzione apportata dalla BMW alle E21 di serie. Nel settembre 1979 entra in produzione l'anno modello 1980. Oltre a beneficiare del restyling apportato alle Serie 3 di normale produzione, la B6 2.8 ha aggiornamenti specifici: l’iniezione meccanica Bosch K-Jetronic rimpiazza la precedente Zenith–Pierburg (la potenza rimane invariata), compare la scritta del modello anche sulla calandra e divengono disponibili i sedili anteriori Recaro in alternativa ai Scheel.
Nel marzo 1980 Alpina presenta una vettura meno costosa: la C1 2.3. Con questa vettura debutta finalmente la versione Alpina del sei cilindri "piccolo", come la sigla stessa sta ad indicare: infatti la lettera "A" indica i motori basati sul 4 cilindri M10 (ormai usciti di produzione), la lettera "B" quelli derivati dal sei cilindri "big block" M30, e la "C", appunto, i "figli" del motore M60. Esternamente è identica alla B6 2.8 tranne che per i cerchi da 15' optional; il sei cilindri di 2300 cm3 sviluppa 170 CV grazie a modifiche tutto sommato limitate: pistoni Mahle in alluminio ed albero a camme dal profilo più spinto. Le prestazioni della C1 2.3 sono analoghe a quelle della precedente A4/3S, ma la vettura risulta molto più elastica e meglio sfruttabile nel traffico.



Una C1 2.3 completamente originale, esposta nello stand di BMW Classic alla Techno Classica di Essen del 2010. (foto "blackboxes66")


Accanto alle vetture prodotte nella piccola fabbrica di Buchloe, Alpina riprende con questo modello la consuetudine di offrire il relativo kit di elaborazion,e che può essere montato sulle 320 M60 e 323i di serie già circolanti. Ciò permette la realizzazione di una manciata di esemplari di C1 2.3 Topcabriolet Baur, versione non presente nel catalogo Alpina, ottenuti ad opera di alcuni facoltosi appassionati dal montaggio di kit completi su convertibili di serie.


Una rarissima C1 2.3 Topcabriolet Baur


Analogamente, usando come base di partenza la 323iA. l'importatore giapponese Azabu Motors allestisce una manciata di esemplari di C1 2.3 con cambio automatico. Inoltre Azabu Motors importa sia la C1 2.3 che la B6 2.8 con cambio manuale. In tutti i casi le vetture mantengono la guida a sinistra e sono adattate alle normative locali sulle emissioni; l'equipaggiamento è solitamente full optional, ulteriormente arricchito da accessori extra come i vetri elettrici.


L'interno di una C1 2.3 con cambio automatico e vetri elettrici allestita da Azabu Motors, in un'immagine tratta dal catalogo ufficiale.


Invece, le C1 destinate ai mercati dell'Oceania, allestite a partire dalla primavera del 1980 ad opera dell'importatore australiano Zyfert & Mueller su licenza Alpina, hanno la cilindrata del motore portata a 2500 cm3, con potenza di 185 CV. Questa modifica si è resa necessaria per ottemperare alle normative antinquinamento australiane e anticipa la versione di 2.5 litri del "piccolo" 6 cilindri M60, prodotta in serie dalla BMW a partire dal 1985. Il corpo vettura è in tutto e per tutto identico alla C1 2.3, tranne che per i cerchi da 15 pollici montati in serie, e persino le scritte identificano queste vetture come 2.3.
Nel 1981, in vista della partecipazione alla Shell Kilometer Marathon (gara di economia organizzata sul circuito di Hockenheim dalla Shell e dalla rivista tedesca Auto, Motor und Sport), Alpina allestisce una speciale 318i, di colore nero con Deko Set verde e blu e con un profilatissimo e lunghissimo muso applicato al frontale di serie. La vettura vince la sua classe facendo registrare l'eccezionale consumo di 2,672 litri per 100 km.


La 318i allestita per la Shell Kilometer Marathon del luglio 1981 (foto Auto, Motor und Sport)


L’ultima evoluzione delle Alpina E21 si ha nel settembre 1981 (anno modello 1982): a richiesta è disponibile una versione Shadow Line ante litteram, con paraurti, profili laterali e specchi retrovisori nel colore della carrozzeria e “rene” e cornici dei vetri in nero opaco. In alternativa sono disponibili altre caratterizzazioni estetiche. Per gli interni, su richiesta il rivestimento dei sedili può essere in pelle nera. Quanto alla meccanica, la potenza della B6 2.8 sale a 218 CV grazie all’adozione dell’iniezione elettronica Bosch L-Jetronic.
La produzione delle E21 Alpina ha termine qualche mese più tardi rispetto alle versioni di serie: evidentemente alla fine del 1982 Alpina aveva accumulato diverse scocche da smaltire. La B6 2.8 è prodotta fino al marzo 1983; la C1 2.3 (e presumibilmente anche la C1 2.5) fino al luglio 1983.


DATI E STATISTICHE


Cliccando sui sottostanti link in azzurro si possono visualizzare le pagine in formato pdf.
Nota: per realizzare le sue vetture, Alpina acquista dalla BMW e dagli altri fornitori esterni quantitativi di materiale che deve tassativamente essere esaurito prima di passare ad un nuovo lotto. Per questo motivo, valgono ancora di più le considerazioni fatte per la produzione di serie: le modifiche non sempre sono entrate in produzione nel settembre di ogni anno e nemmeno in contemporanea con le normali Serie 3, pertanto molto frequentemente i primi esemplari di ciascun anno modello utilizzano componenti residui della produzione dell'anno precedente. Per una maggiore facilità di consultazione, la guida all’identificazione prende in considerazione solo le modifiche apportate da Alpina: per quelle comuni alle Serie 3 di normale produzione, si rinvia alla pagina "Dati di produzione - Guida all'identificazione" di questa stessa sezione.

Dati tecnici ed equipaggiamento

Guida all'identificazione


COLORI ED INTERNI


Per i colori della carrozzeria e della selleria (nel caso elle vetture anno modello 1976 e 1977 equipaggiate con i sedili BMW), si rimanda alla pagina "Farben Polster (Colori ed interni) di questa stessa sezione. In fondo al paragrafo vi è il link per accedere alla tabella (in formato pdf) con tutti gli abbinamenti del colori di carrozzeria, Deko Set ed interni.

Deko Set



Interni (per vetture con sedili Scheel e Recaro)



Gli abbinamenti

La cartella colori



Questa 320i A4/3 sfoggia uno degli abbinamenti più riusciti tra colore della carrozzeria e Deko Set. L'immagine è tratta da un catalogo del 1977.



LE ALPINA IN ITALIA


A partire dal 1980, le Alpina sono importate nel nostro Paese dalla Autogerber, una società di Como specializzata nell’importazione di automobili dalla Germania.
Il titolare della Autogerber, la quale ha cessato l’attività diversi anni or sono, ricorda di avere venduto in Italia due o tre esemplari di E21 Alpina.
Certamente, il prezzo di vendita molto elevato, paragonabile a quello di una Serie 6, ha dirottato verso quest’ultima le preferenze di molti appassionati italiani.


Due annunci della Autogerber apparsi su Quattroruote di gennaio e di ottobre (a destra) del 1981



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